martedì 26 maggio 2015

L'uomo triste

Da "La Settimana Enigmistica"

Aveva l'area stanca di chi ha vissuto troppe storie finite male. Si nascondeva dietro degli enormi occhiali da sole e un lungo cappotto grigio. Mostrava soltanto le mani con cui teneva il guinzaglio del suo bastardino e si vedeva che erano delle mani stufe di lunghissime ore di lavoro in fabbrica. L'immagine era senz'altro quella di un uomo triste. Lui, ormai pensionato, ha sparato per prima facendo riferimento alla razza della mia jackina. Ed è così che ho iniziato a dialogare con una enciclopedia vivente della storia italiana. Il fascismo, la guerra, i partigiani, il dopoguerra, il boom economico e la migrazione sud-nord... Le speranze di intere generazioni di allora giovani italiani in una vita migliore per tutti, per finire secondo lui in un sistema malato, bloccante, pieno d'inerzie in cui è sparita anche la voglia di cambiare le cose.

Parlava piano come scegliendo le parole, la voce chiara, grave, coinvolgente, il tono caldo e rassicurante ed invitante all'ascolto.  Il suo discorso però era strapieno di pensieri negativi: "Non si può fare niente, a nessuno gliene frega nulla, ci hanno ingannato, non c'è futuro, chissà come andrà a finire..." Era così negativo che mi sono permesso di fargli uno scherzo: "mi scusi ma allora lei deve essere l'ottimista del quartiere vero?" Bene, scherzi a parte, era ovvio che questo signore non era nel suo momento migliore ma mi stonava il suo tono depresso e disfattista dopo di aver ascoltato la sua storia vitale, una storia farcita di sacrificio, lotta, coraggio, cambio in continuazione ed adattazione. Per decenni di duro lavoro si aveva guadagnato il diritto ad avere una terza età tranquilla, vivere nella quiete di sapersi libero delle catene moderne e fiero di avercela fatta nel suo piccolo. E invece ce l'aveva con qualcuno... forse sé stesso.

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