martedì 23 giugno 2015
La felicità non è per tutti
Oggi, ero in un centro commerciale vicino a Milano. Uno di quei posti enormi che la modernità ha eretto all'altare del desiderio effimero in cui va praticata la religione del consumismo atroce. In uno dei suoi attrezzatissimi negozi sento questa conversazione:
"- Lei: eeh beh sai? dobbiamo fare una spessa importante, ricorda che vengono i miei e non vorrei fare una brutta figura.
- Lui: cara, non ho mai capito il perché di tutta questa messa in scena, insomma sono i tuoi, ci conoscono e ci vogliono bene così come siamo...
- Lei: lo so che non capisci, per questo che te lo dico io che dobbiamo fare, se fosse per te li faresti mangiare una pizza con la birra. E poi, ancora con quelle pantofole? ma non se ne parla, tieni e vai inmediatamente al *** negozio di scarpe e fatti consigliare per bene. Anzi no, aspetta un attimo, prendimi questi sachetti e la borsa che vengo con te e ti dico...
Lui: Ma io esto bene così, sono a mio agio, non ne ho bisogno...
Lei: scherzi? Fa come ti dico e non mi contestare, sai che troppa tensione mi fa avere mal di testa.
Lui: appunto, non sarebbe il caso di chiedersi le origini dei tuoi mal di testa ricorrenti? Sono un po' preocupato.
Lei: Ma che c'è? hai sognato di essere un dottore? Dai, non perdere tempo...
Lui: Dico sul serio, penso che ci andrebbe bene fare una sosta e parlare delle cose importanti, quei temi fra te e me piuttosto che adquistare sempre più roba...
Lei: hai finito? sono stanca, anzi sono stufa delle tue lamentele, stai diventando un freno
Lui: un freno? ma dove stai andando amore, perché tutta sta fretta?
..."
Da coach mi sono sentito chiamato all'azione... per poco però. Dalle parole dette e per il tono che prendeva il diverbio, temo che la coppia aveva i giorni contati. Rapport zero che si dice, e paura, vista la chisura fisica di lei. Altro?mmm rancore? ummm imposizione forzata... Per non parlare dell'uso continuo di distorsioni del linguaggio con una carica di accusa che rilascia una grossa insoddisfazione di vita. Infatti, loro due non vivono bene insieme. Fra i suoi peccati la mancanza di condivisione rispettosa delle cose mondane, neanche dei valori personali compatibili, ne tanto meno uno scopo vitale salutare. E l'amore? Dov'è finito l'amore? Chissà che è successo a livello emotivo che ha distorto l'entente iniziale che unì queste due persone. Da quanto tempo trascinano questo peso?
Direi che c'è un bel lavoro da fare, vero? E nonostante l'evidenza mi sono fermato prima di dire niente. Non ho osato rivolgermi a loro, ne presentarmi, ne darli il mio biglietto... niente. E non l'ho fatto perché all'improviso un pensiero lampo è attraversato il mio lato sinistro del cervello ripettendo uno dei presupposti classici del coaching; nessuno può essere aiutato se non lo vuole veramente. È inutile cercare di dare una mano a chi non cerca di farsi aiutare, a chi vive nella lamentela permanente, a chi fa della rabbia la sua unica consigliera. C'è chi vive nella cosidetta zona di confort, senza mai uscirne e nonostante la sofferenza, perché sta male, pensa di ottenere qualcosa in cambio del tipo: compassione, pena, commiserazione... Una povera ricompensa, mi sa.
Questa è una cruda verità; non importa nient'altro che fare in modo che la persona se ne renda conto di quanto male si sta facendo, e la domanda importante non è quella di "vuoi essere felice?" perché ti dirà di si. La domanda davvero potente è "a cosa sei disposto a rinunciare per essere felice?"
E dalla risposta ottenuta si parte in viaggio ai confini di sé stesso.
Certo, se vuoi !
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